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venerdì 21 dicembre 2007

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mercoledì 19 dicembre 2007

...siamo poveri.....ahimè

Italiani, siamo diventati poveri. A tal proposito abbondano ricerche, indagini, articoli che fotografano una realtà veramente drammatica: famiglie che non riescono più ad arrivare a fine mese, a pagare il mutuo, si risparmia sulla spesa, i discount e i negozi dei cinesi sono presi d'assalto, ormai anche le classi medie devono rinunciare al loro abituale standard di vita per far quadrare i conti. Il futuro delle nuove generazioni è stato ipotecato alle banche, negli ultimi 5 anni l'indebitamento delle famiglie italiane è aumentato dell'81,5% arrivando ad un livello medio di 14.800 Euro. Una volta eravamo un popolo di risparmiatori, adesso siamo costretti ad indebitarci per andare avanti. I salari in Italia sono tra i più bassi in Europa, e in termini di potere d’acquisto addirittura inferiori a quelli della Grecia e superiori, in Europa, solo a quelli del Portogallo. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Eurispes intitolata «Povero lavoratore». Fortunatamente, in questo scenario desolante c'è ancora una nota positiva. Non tutti gli italiani, infatti, sono ridotti con le pezze al culo, c'è ancora una categoria che resiste ed anzi è primissima in tutte le classifiche: i politici. Loro battono tutti. Guadagnano quasi il doppio di tedeschi e inglesi, quasi il triplo dei francesi, quasi il quadruplo degli spagnoli, addirittura quindici volte di più degli ungheresi. E poi sono di più, hanno più macchine blu, più privilegi, più impunità. Insomma, sono imbattibili. Basti pensare che quel pidocchioso di Bush alla Casa Bianca per gestire il mondo si deve accontentare di 500 addetti, Napolitano al Quirinale per fare cosa non si sa ne ha 2158.

Beh, come si suol dire, la qualità si paga. E andiamoci a guardare allora i risultati questa «classe politica di qualità»:

  • il potere d'acquisto degli stipendi italiani come abbiamo visto è penultimo in Europa (ultimo Portogallo);
  • italia fanalino di coda dell'Europa per la crescita del Pil: 1,8% quest'anno contro il 2,5-3,0% previsto per l'area Euro;
  • penultimi in Europa nell'innovazione tecnologica (ultima Grecia);
  • ultimi nel benessere sociale tra i paesi industrializzati;
  • siamo penultimi anche negli indici di percezione e propensione alla Corruzione (ultima Grecia);
  • siamo ultimi e unico paese in Europa la cui informazione è classificata solo «partly free» (parzialmente libera);
  • ultimi in Europa nella classifica OCSE sulla scuola. Le scuole private addirittura risultano tra le ultime al mondo;
  • siamo tra i primi in Europa per gli incidenti sul lavoro (1 morto su 5 è italiano), 1400 caduti sul lavoro è la stima per il 2007;
  • primi, anzi primissimi nelle condanne della Corte europea alla Giustizia civile e penale: su un totale di 5688 condanne 2612 sono per l'Italia. Un record;
  • altri risultati disastrosi emergono dalle statistiche su sicurezza, criminalità organizzata, evasione fiscale, ambiente, occupazione giovanile, meritocrazia, fiducia nel futuro.
Vogliamo farci due conti di quanto ci costano questi disastri? Magari così capiamo anche perché siamo diventati poveri? Alcuni numeri sono disponibili, altri purtroppo no:
  • sprechi e privilegi: una timida, ma comunque lodevole proposta di legge dei senatori Salvi e Villone consentirebbe di tagliare i costi della politica di 6 miliardi di euro l'anno, vale a dire 275 euro a famiglia;
  • la corruzione ci costa 50 miliardi di euro secondo Transparency International, riducendola ad un livello degno di un paese civile, diciamo almeno della metà, si risparmierebbero 25 miliardi che fanno 1146 euro a famiglia;
  • le mafie fatturano 90 miliardi di euro all'anno, il 7% del Pil, numeri semplicemente impensabili negli altri paesi europei, dove in molti casi la criminalità organizzata praticamente non esiste. Se lo Stato la smettesse di dare filo da torcere ai magistrati antimafia – vedi De Magistris – e cominciasse a darlo ai mafiosi, magari riusciremmo a ridurre il fenomeno mafioso ad un comunque «dignitosissimo» fatturato di 30 mld l'anno, restituendo 2752 euro a famiglia.
E quanto ci costano la fuga dei cervelli? La piaga delle raccomandazioni? L'impunità sostanziale per tutti i reati finanziari e contro la pubblica amministrazione? Il mostruoso assenteismo e gli stipendi d'oro dei «manager» nel pubblico impiego? I reati ambientali? I conflitti di interessi?
L'Italia è un paese potenzialmente ricco e pieno di risorse, ma purtroppo una Casta formata da politici, poteri forti dell'economia, giornalisti, certi magistrati, in alcuni casi la criminalità organizzata si sono impadroniti delle leve del potere e delle risorse economiche del paese. L'Italia non è più una res pubblica, è diventata una res privata a uso e consumo della Casta che siede ai posti di comando.

Qui non si tratta più di scegliere tra Prodi e Berlusconi: questa classe politica oramai non è più capace di riformarsi, hanno le mani legate da troppi inciuci, compromessi, ricatti reciproci. Questa classe politica va azzerata. Non lo dico io, lo ha detto il più noto politologo italiano al mondo: Giovanni Sartori. La Casta sta distruggendo l'Italia. Ma una parte della società civile non ci sta. E prova a resistere. Volontà Popolare è tra questi. Per favore smettiamola di farci fregare!

(fonte:volontàpopolare.it)

mercoledì 5 dicembre 2007

i flop della tecnologia

Curioso queto articolo tratto da Repubblica.it che descrive i più famosi e "pericolosi" flop della tecnogia moderna.... :

1983, sfiorato il conflitto mondiale. Il sistema di allarme sovietico invia informazioni sbagliate e si sfiora la 3 guerra mondiale. Tutta colpa di un bug nel software del sistema di allarme sovietico, che rileva cinque missili balistici in arrivo dagli Stati Uniti. Meno male che l'ufficiale di turno, Stanislav Petrov, ha un sospetto e fa ulteriori controlli: non avrebbe avuto senso - spiega poi - per gli Stati Uniti attaccare con soli cinque missili. Ed ha ragione: non è vero.

1990, il crollo della rete At&T. Un piccolo problema meccanico in una stazione della compagnia telefonica provoca la "caduta" di 75 milioni di telefonate, cui nessuno risponde a causa del guasto, che poi contagia a catena anche diversi altri centri della compagnia, provocandone il blocco. Nessun hacker, solo colpa di una linea di codice difettosa aggiunta durante un processo di upgrade del software. Per avere un'idea delle conseguenze basti pensare all'American Airlines, che per colpa di questo bug ci rimette qualcosa come 200mila prenotazioni.


1996, l'esplosione dell'Ariane 5. Il nuovissimo razzo con annesso satellite europeo salta in aria pochi secondi dopo il lancio per il suo viaggio inaugurale. L'autodistruzione viene provocata dal software interno che per un errore cerca di inserire un numero da 64 bit nello spazio di uno da 16. Costo del disastro: 8 miliardi di dollari.

2006, software incompatibili sull'Airbus A380. Quando un programma non parla con un altro sono guai. Come in questo caso, quando c'è un errore di comunicazione fra due delle organizzazioni del consorzio per la produzione di uno dei più grandi aerei passeggeri europei. Una fabbrica di Amburgo usa una versione vecchia del software CATIA e l'azienda francese Dassault Aviation l'ultima versione. Così quando si mettono insieme le due metà dell'aereo, i software non coincidono e le connessioni interne risultano impossibili. Perfino i cavi sono incompatibili, e vanno tutti sostituiti. La "disattenzione" costa moltissimo - anche se nessuno poi volle quantificarla - e ritarda il programma di un anno.

1998, l'osservazione del cima su Marte ed i problemi di misurazioni. Due navicelle spaziali, il Mars Climate Orbiter e il Mars Polar Lander fanno parte di un programma per studiare il clima ed il tempo atmosferico sul pianeta rosso. Per un problema di navigazione in Lander vola troppo basso e venne distrutto: tutta colpa di due diversi sistemi di misurazione usati sulla sonda.

2004, EDS e (CSA) l'agenzia per il sostegno ai bambini. Per colpa dell'introduzione di un nuovo sistema informatico durante la ristrutturazione della CSA (l'agenzia per il sostegno dei bambini) britannica quasi due milioni di persone vengono pagate in eccesso dal gigante di servizi commerciali EDS, mentre 700mila ricevono pagamenti inferiori a quelli dovuti. Risultato: il collasso dell'agenzia e un costo per i contribuenti pari a miliardi di euro.

1999-2000, il baco del millennio. Quando scatta la mezzanotte, il 31 dicembre 1999 l'annunciato disastro in realtà non arriva. Ma il Millennium Bug si piazza in classifica per la quantità di denaro spesa per anticipare il danno: oltre 500 miliardi di euro.

2006, laptop esplosivi. Il caso più eclatante fu quello della Dell, quando un portatile dell'azienda prese fuoco nel bel mezzo di una fiera, davanti a telecamere e macchine fotografice e un nutrito pubblico. Ma il problema dei laptop che prendevano fuoco si estese velocemente. La colpa fu data alle batterie difettose e ne vennero ritirate oltre quattro milioni. Il caso toccò anche Ipod e Macbook.

1999, Siemens ed i passaporti britannici. Nell'estate di quell'anno mezzo milione di cittadini britannici non ricevono il loro passaporto in tempo per colpa di un sistema computerizzato Siemens non sufficientemente testato. Centinaia di persone non possono andare in vacanza e il governo è costretto a pagare milioni di sterline in risarcimenti.

2007, aeroporto di Los Angeles in tilt. Ancora una volta per colpa di un software 17mila voli rimangono a terra allo scalo aereo di Los Angeles. Tutto per una "card" di rete che invece di spegnersi continua ad immettere dati sbagliati all'interno del sistema. Il sistema va in tilt e nessuno può entrare o uscire dallo scalo per otto ore.

mercoledì 28 novembre 2007

...la favola italiana

Non ci sono commenti da fare...solamente un enorme disprezzo.....

lunedì 26 novembre 2007

Uno sguardo in 3D dentro al corpo umano

....sono abituato a vedere ricostuzioni 3D di edifici e simili ma la ricostruzione tridimensioale in tempo reale del corpo di un paziente ancora mi mancava....leggete un po' qui :


La Philips Medical Solutions ha appena presentato Brilliance CT, un dispositivo per la tomografia assiale computerizzata TAC a 64 canali in grado di fornire immagini tridimensionali dell’organo o tessuto in esame.
L’esame effettuato con questo tipo di TAC permette di ottenere immagini ad altissima risoluzione di ben 64 strati che combinati opportunamente assieme producono l’immagine tridimensionale visibile sopra. Il modello poi può essere ruotato e posizionata nel modo migliore per verificare lo stato di un particolare sito anatomico.
Con questa nuova TAC il paziente viene esposto a un minor quantitativo di radiazioni ionizzanti (raggi X) dell’ordine del 80%, basti pensare che per catturare l’immagine qui sopra occorrono solamente 9 secondi, mentre solo due pulsazioni cardiache per ottenere l’intera immagine del cuore.


(fonte:bioblog.it)

FANTASTICO !

martedì 20 novembre 2007

sconfitta...

Domenica la democrazia e la libertà sono state, a parer mio, sconfitte dal clientelismo e dalla situazione di favoritismi che ormai si è creata ed instaurata da tempo nella nostra regione....speravo che i cittadini si rendessero conto dell'importanza del voto, positivo o negativo....per me votare è un dovere e poi un diritto....Sento sempre più persone che si lamentano della situazione, che nulla funziona, che chi è al potere fa i propri comodi e poi...?? per una volta che si chiamano i cittadini a votare il PRIMO referendum propositivo d'italia si presentano solamente il 27% circa degli aventi diritto al voto.....vergognoso.... Se la nostra regione e cmq l'italia si trovano in questa situazione in buona parte è colpa di noi cittadini....

lunedì 12 novembre 2007

La "ricca" Aosta

Poco fa ho trovato un articolo su repubblica, datato marzo 2007, scritto da Curzio Maltese, che descrive con semplicità la vera situazione politica della valle d'aosta, ho deciso di riproporlo qui sotto anche perchè si collega in parte al referendum del 18 novembre....buona lettura




CHI NON conosce l'Hotel Billia di Saint Vincent, meta preferita della gran premiopoli nazionale? Due volte all'anno, per le Grolle e il premio giornalistico più famoso d'Italia, il Billia si popola ancora di Vip e stelline, balli e proiettori. Ma se ci capiti in un qualsiasi giorno dell'anno, ha l'aria spettrale di una nave fantasma incagliata fra le montagne. Enormi lampadari, sontuose tende di velluto, pareti con le foto ingiallite di grandi ospiti d'un tempo, da Fellini a De Sica, sono sipari che danno sul nulla. La hall è deserta, il personale latita chissà dove, nove camere su dieci sono libere, anche quando il Casinò è pieno (ormai di rado).

Ti avvii da solo per gli infiniti corridoi illuminati dal neon con una lieve angoscia e l'impressione che da un momento all'altro potrebbe spuntare Jack Nicholson con un'ascia in mano, come nell'Overlook Hotel di "Shining".

Ora, per comprare questo albergo fantasma la Regione Val d'Aosta, già proprietaria del Casinò, ha appena sborsato 58 milioni di euro ai fratelli Lefebvre, nipoti del celebre Ovidio Lefebvre dello scandalo Lockheed. Con tre o quattro in meno si può acquistare in giornata il Badrutt's Palace di Saint Moritz, il più rinomato hotel montano d'Europa. Senza contare che il Billia vanta un passivo record di 11 milioni e ce ne vorranno altri cento per ristrutturarlo. E' uno strano affare anche la gestione regionale del Casinò di Saint Vincent, ch'era il primo d'Europa negli anni Novanta ed ora è l'ultimo d'Italia e forse l'unico casinò in passivo del mondo.

Una volta venivano teste coronate, attori hollywoodiani e registi da Oscar, grandi industriali del boom, come il commendator Borghi dell'Ignis, che in una notte insonne s'inventò un nuovo modello di frigorifero sui tovaglioli del ristorante per rifarsi di una montagna di perdite al tavolo del "trente et quarante". Ora arrivano troppi clienti dall'accento siciliano o russo e c'è un gran viavai di magistrati antimafia da Palermo per indagare sul riciclaggio.

Benvenuti in Val d'Aosta, la terra del "Rouge et Noir", colori della bandiera nazionale e della fortuna, dove i conti non tornano mai. Ad Aosta non c'è bisogno di chiedere chi comanda in città o nella valle, basta guardarsi intorno. E' tutto della Regione Autonoma. Un posto di lavoro su tre dipende dalla Regione, direttamente o indirettamente, sono della Regione l'unica grande finanziaria, la Finaosta, da cui dipendono tutti gli aiuti a industrie, turismo, agricoltura, quindi la Compagnia delle Acque, che ha comprato le centrali dell'Enel ed esporta il settanta per cento di energia, e ancora il Casinò, le molte società partecipate, gli impianti di risalita. Grazie al reparto fiscale che restituisce nove decimi delle tasse ai valdostani, più la pioggia di sovvenzioni statali, la Regione dispone di 12 mila euro di risorse all'anno per ognuno dei 120 mila abitanti contro i 2 mila della Lombardia, ma anche i 9 mila della provincia autonoma di Bolzano.

"Privatizzare" è un verbo inesistente nella politica locale. "La Val d'Aosta è ormai con Cuba l'unico angolo di socialismo reale al mondo. Un socialismo reale senza socialismo ma soprattutto senza mercato" dice Bruno Milanesio, vecchia volpe craxiana ma testa fina della politica locale, autore di un divertente pamphlet sulla psicologia valligiana, "La repubblica delle fontine".

L'hotel Billia, recentemente
acquistato dalla Regione

La Regione Autonoma, inventata nel dopoguerra da una grande figura di antifascista, Federico Chabod, è del resto l'unico risarcimento che i valdostani abbiano ricevuto dalla storia.

Dopo secoli di fame, miseria, invasioni e pestilenze, ai montanari non è parso vero di potersi sedere al tavolo di un ufficio e attendere con fiducia il ventisette del mese. Se c'era da lavorare in miniera o in fonderia, alla "Cogne", arrivavano i veneti. Se c'erano da costruire le strade, arrivavano i calabresi. Se c'è oggi da lavorare nel turismo come camerieri o pizzaioli, si reclutano nelle scuole alberghiere emiliani e toscani. "In tutta la valle non trovi un maitre d'albergo" lamenta Piero Roullet, proprietario del più bell'albergo della regione, il Bellevue di Cogne.

Il turismo sarebbe la prima risorsa regionale, ma al condizionale. Le presenze sono ferme a tre milioni da anni e la tendenza è al ribasso dopo l'apertura del Traforo del Monte Bianco e le Olimpiadi di Torino, che hanno rilanciato la concorrenza di Chamonix e Sestriere. Il fatto è che i valdostani sopportavano già con fatica il turismo aristocratico dei villeggianti. I nobili di fine Ottocento che si facevano portare dalle guide locali sulle cime dei quattromila metri per ficcare la loro bandierina. Più tardi, nel secondo dopoguerra, c'è stato il turismo delle élites antifasciste, gli ex partigiani che si erano innamorati della valle, i grandi leader socialisti e comunisti.

Togliatti e Nenni, Vittorio Foa e Giancarlo Pajetta, Bobbio e Saragat avevano eletto a luogo di dibattito politico le splendide passeggiate verso il Gran Paradiso, con le discussioni che finivano sul campo di bocce davanti al Bellevue. Ma quando è arrivato il turismo di massa la vaga tolleranza dei valdostani si è rovesciata in aperto fastidio verso le goffe comitive di milanesi e torinesi che non sanno nulla di montagna, spendono milioni in tute griffate e pretendono per giunta di divertirsi e far casino in discoteca.

Le acciaierie di Cogne


All'apertura della stagione, le ricche agenzie turistiche di Aosta brulicano di locali in partenza per le Maldive, le Seychelles, al peggio Sharm El Sheikh. Gian Franco Fisanotti, aostano e presidente dell'Unionturismo nazionale, ammette: "Io stesso ho dovuto comprare casa nel centro di Chamonix perché i ragazzi in valle s'annoiano, la sera non sanno che cosa fare. La cultura dell'ospitalità qui è rimasta sulle locandine dei convegni. I giovani aostani vogliono soltanto entrare alla Regione o all'Union Valdotaine, che fa lo stesso. Perché se sei dell'Union, un posto lo trovi di sicuro".

L'Union Valdotaine è un piccolo capolavoro politico che realizza in un colpo, sia pure su scala minima, i sogni di secessionismo di Bossi (allievo di un autonomista valdostano, Bruno Salvadori) e quelli del grande centro di Casini. "Ni droite ni gauche", né destra né sinistra. Per alcuni è la versione patois di "Franza o Spagna, pur che se magna". Il dibattito ideologico sull'autonomismo è ridotto a chiacchiera, distratto omaggio ai padri nobili, come il grande Emile Chanoux, cui è intitolata la piazza principale di Aosta, geniale giurista e martire dell'antifascismo. Nell'Union oggi non esistono correnti, ma clan. E ogni clan bada agli affari.

Alle ultime elezioni l'UV ha fatto l'en plein sul tavolo, 18 consiglieri regionali su 35, maggioranza assoluta, ma ha cominciato a dividersi subito. E' uscito Robert Louvin, avvocato, ex presidente della Regione, uno dei due soli presidenti della Val d'Aosta che negli ultimi trent'anni non sia stato costretto a dimettersi per le inchieste della magistratura. "Nauseato dall'affarismo degli ex compagni di partito" spiega oggi. L'altro non indagato e fuoriuscito è Carlo Perrin, attuale senatore, che ha inflitto all'Union la più bruciante sconfitta della sua storia recente.

Alle politiche del 2006 Perrin si è presentato con il centrosinistra contro il candidato ufficiale dell'Uv, il potentissimo Augusto Rollandin, detto in città l'"imperatore Augusto", e ha conquistato il seggio al Senato. E chissà quanto avrebbe fruttato un seggio decisivo al Senato all'Union. Nei decenni il senatore valdostano, legittimo rappresentante degli "stranieri in patria", è stato sempre abilissimo a sfruttare a proprio vantaggio i delicati equilibri romani, almeno quanto lo è ora il delegato degli "italiani all'estero", l'ineffabile Pallaro. Già, "Ni droite ni gauche".

E' l'inizio della fine del laboratorio politico valdostano, lo scricchiolio del piccolo impero, la caduta di "Fontina's Repubblic"? Il presidente della Regione, Luciano Caveri, esponente del patriziato politico unionista (è nipote di uno dei grandi fondatori, Severino Caveri) considera la sconfitta alle politiche "una salutare batosta, ma nulla di più".

"Quello che altri definiscono sacca di socialismo reale, io lo chiamo un grande welfare, nel solco delle socialdemocrazie nordiche. Perché la gente dovrebbe smettere di votarci, perché si è stancata di stare bene? Vadano a raccontarlo ai comuni del Canavese, che da anni chiedono l'annessione alla Val d'Aosta". Non parla invece il padre padrone del partito, l'"imperatore Augusto" Rollandin, che si è consolato della sconfitta occupando le due leve principali del potere economico, in proprio la poltrona della Compagnia delle Acque e per delega la FinAosta, con il suo braccio destro, il broker assicurativo Gianni Coda, alla faccia del conflitto d'interessi. Rollandin è del resto un maestro nell'arte di rimanere sempre in piedi. Nel 2001, quando per le condanne fu dichiarato ineleggibile in Regione, scelse di andare in Parlamento, dove un seggio a un pregiudicato non si nega mai.

Ma la "salutare batosta" ha intanto risvegliato la dormiente e rassegnata opposizione regionale. Destra e sinistra, An, Ds e Verdi si sono messi d'accordo per proporre un referendum che abolisca le tre preferenze, retaggio da prima repubblica, e istituisca l'elezione diretta del presidente della Regione, oggi nominato dai clan dell'Union. "Se il referendum passa, il voto regionale del 2008 potrebbe riservare molte sorprese al regime unionista", prevede il responsabile di An, Alberto Zucchi. Sarà decisivo il voto degli immigrati e qualcuno comincia a guardare con preoccupazione al traffico di latitanti calabresi nella zona di Aosta. Nella Veulla, come si dice in patois, su 35 mila abitanti i calabresi sono 7 mila e vengono quasi tutti da un paesino di tremila anime dell'Aspromonte, San Giorgio Morgeto. La festa dei calabresi, in onore dei santi Giorgio e Giacomo, raccoglie ogni estate diecimila presenze, più di quella di Sant'Orso, patrono di Aosta. "Al novanta per cento si tratta di gente onestissima, grandi lavoratori" spiegano i carabinieri di Aosta, quasi tutti stranamente trasferiti di recente da Calabria e Sicilia "ma il restante dieci per cento ha nomi che mettono paura".

Sono i nomi di Iamonte e Facchineri, i boss della piana di Gioia Tauro, sempre più presenti in città. Giuseppe Facchineri si è addirittura trasferito in pianta stabile ad Aymavilles, all'inizio della Val di Cogne.
Sono molti i misteri della piccola Aosta e molti gli uomini di potere locali contenti che la curiosità degli "italiens" si limiti al miserabile turismo televisivo intorno all'ex baita dei Franzoni a Cogne, tomba del piccolo Samuele e set di desolanti talk show. Ma sono ancora di più le bellezze della valle e dei monti, se ti capita di assistere al miracolo della fioritura dei prati davanti al Gran Paradiso, che accade in una sola notte e trasforma le enormi distese di verde del tramonto in immense aiuole alle prime luci dell'alba. Se levi lo sguardo alla nuvola di ghiaccio del Monte Bianco "un pan di zucchero lontano, che sembra galleggiare nell'azzurro del cielo. Né Italia, né Francia, né Savoia, troppo alto, troppo completo in sé per appartenere per appartenere a uno stato, a un municipio" (Giorgio Bocca, Le Mie Montagne). Allora si dimenticano le altre cose e si prega soltanto che il cielo protegga tanto splendore.
(fonte:repubblica.it)

giovedì 8 novembre 2007

La Voix de la Vallée

Qualce giorno fa, come forse avete notato, ho aggiunto un banner qui a fianco ( 18novembre )....il 18 appunto qui in valle ci sarà un referenum propositivo molto importante er tutti i cittadini....


Il referendum propositivo in Italia non è consentito. Il cittadino può solo abrogare le cazzate votate dal Parlamento. E se ci riesce, come nel caso del finanziamento pubblico ai partiti, i politici lo ignorano. Aggirano la legge o ne fanno una nuova.
In altri Stati il cittadino può proporre, da noi può solo subire. Il popolo che decide è populismo. Il popolo che propone una legge è demagogia. Se invece la legge la fanno i dipendenti dei partiti in Parlamento scelti nel 2006 da FassinoRutelliBertinottiFiniBerlusconi alla faccia nostra allora sì che è democrazia.
Per introdurre il referendum propositivo bisogna cambiare la Costituzione. Il Parlamento non lo farà mai. La Costituzione è un vestito su misura per i partiti. Cucito addosso, comodo, largo il giusto per non dovere mai dire: “Mi spiace” agli italiani. Un giorno bisognerà mettere mano alla Costituzione, farla diventare uno strumento vero, vitale, nelle mani dei cittadini. Non un sacrario della memoria.
Per discutere della Costituzione in Italia è necessario essere costituzionalisti (cosa vorrà dire?), così come per parlare della legge Maroni (che si nasconde meglio di una talpa) bisogna essere dei giuslavoristi. La parola magica per bloccare ogni cambiamento è: “Anticostituzionale”. Funziona meglio di “Vade retro Satana”. La Costituzione ha paura dell’uomo forte e del popolo. Ha consegnato l’Italia ai suoi rappresentanti, i partiti, che da allora non l’hanno più restituita.
C’è però un segnale di cambiamento. In Valle D’Aosta, regione autonoma, è stato introdotto il referendum propositivo. Per la prima volta in Italia si potranno approvare proposte di legge popolari. Il popolo diventa legislatore.
Il 18 novembre si vota su cinque proposte di legge per le regole per l’elezione del Consiglio e della Giunta regionali e il futuro dell’ospedale regionale. Il quorum minimo di partecipazione è del 45%. I partiti invitano la gente a non andare alle urne o non ne parlano. Domenica 18 novembre tutti a votare dal mattino presto. La Voix de la Vallée devono sentirla fino a Roma.

(fonte:beppe grillo)

QUI trovate ulteriori informazioni sui 5 quesiti.

martedì 6 novembre 2007

non credo nella politica

Ormai non credo più nella politica....che sia destra, centro o sinistra, la mia fiducia non ricade su nessuno...guardando il video qui sotto, dove Crozza fa satira con i politici, ci si rende conto che ciò che fa ridere, che sembra una pura e semplice battuta spiritosa è invece la realtà,la spaventosa realtà, e vedere gli stessi politici sghignazzare alle battute mi fa sinceramente schifo.